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L’Associazione degli Italianisti e le Nuove Indicazioni Nazionali di letteratura per i licei.
L’Associazione degli Italianisti, vista la bozza delle Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, in primo luogo esprime perplessità perché anche in questo caso, come già per la scuola primaria e secondaria di primo grado, le NIN di Lingua e Letteratura, destinate a incidere nell’insegnamento scolastico in modo sostanziale, non sono il risultato di un ampio confronto tra tutti i soggetti coinvolti ma solo l’espressione di un gruppo ristrettissimo e poco rappresentativo della complessa realtà nazionale.
Pur condividendo alcune proposte (invito a letture integrali di romanzi e generi diversi, centralità del testo letterario e della lettura, superamento di ogni forma di nozionismo), AdI non condivide la rinuncia a dare indicazioni comuni per tutti gli ordini di scuole. L’affermazione “nulla è obbligatorio” solo apparentemente risolve il problema di coinvolgere e interessare gli studenti. In realtà riduce la funzione di mediazione culturale propria dei docenti di letteratura e limita di fatto la creazione di una memoria comune attraverso la scuola.
Su questa criticità si innesta il caso Manzoni che ha avuto un immediato risalto mediatico. Le NIN propongono di evitare la lettura dei Promessi Sposi al biennio, perché ritenuti troppo complessi, spostandoli al quarto anno, quando si studia l’Ottocento. Non crediamo che la complessità sia un parametro utile, visto che il testo letterario è, di per sé, complesso; e in questa sua specificità consiste la sua straordinaria potenzialità. Con gli strumenti adeguati forniti dal docente, ogni grande testo letterario, ogni classico può diventare accessibile. Inoltre, nel corposo elenco proposto per le possibili letture integrali per il Primo Biennio figurano autori come Flaubert, Stendhal, Tolstoj e Dostoevskij, per cui sembrerebbe non valere quella pregiudiziale di difficoltà invocata per Manzoni ‒ forse perché gli studenti li leggerebbero in traduzione? ‒ e non si comprende perché avrebbero più titolo a fregiarsi della definizione di “classici contemporanei” rispetto ai Promessi Sposi. Per di più nel secondo anno le Indicazioni ripropongono la lettura di testi delle origini della letteratura italiana (“la poesia d’amore dai siciliani agli stilnovisti a Petrarca”), certamente più “complessi dal punto di vista linguistico” dei Promessi Sposi: non una novità per la scuola perché presente già nelle Indicazioni del 2010, ma un anticipo del programma storico-letterario sostanzialmente disatteso perché di impossibile attuazione. Una sfasatura tra Indicazioni e realtà didattica effettiva che le NIN avrebbero dovuto risolvere anziché ribadire, a scapito soltanto di un grande classico come i Promessi Sposi.
Il problema però, ci sembra, è innanzitutto non quando ma come leggere non solo i Promessi Sposi ma qualsiasi classico.
Il testo del Manzoni può essere sentito lontano dagli studenti che certamente, nella stesura ripetitiva dei riassunti dei capitoli o nella sterile analisi narratologica (chi è l’eroe? e l’antagonista? o i tempi? ecc. ecc.) possono perdere la sostanza di un testo ricchissimo che parla della vita, dell’esperienza, dei rapporti umani, della violenza delle relazioni sociali, degli abusi contro le donne. Inoltre, sono le categorie interpretative che vanno ridiscusse più che il romanzo. Se continuiamo a utilizzare in via prioritaria chiavi di lettura storicamente connotate come epopea degli umili, lotta contro lo straniero ecc., o se ci limitiamo a descrivere freddamente un testo, anziché interpretarlo, non otteniamo il risultato formativo di interrogare il nostro presente.
Dietro le scelte condotte su Manzoni, ma in filigrana in tutte le sezioni del documento relative alla Letteratura, serpeggia l’idea che ciò che è complesso o non immediatamente riconducibile all’orizzonte d’attesa degli studenti vada ‘alleggerito’ o ridimensionato, limitando la fruizione al piano della comprensione con l’aiuto del vocabolario e alla discussione collettiva, pratiche importanti ma che non esauriscono le potenzialità formative del testo letterario. Oggi le metodologie didattiche innovative hanno alimentato infatti delle “buone pratiche” di lettura che contribuiscono a rivitalizzare l’approccio a opere complesse: proprio sui Promessi Sposi il lavoro di ricerca indirizzato alla scuola mette a disposizione dei docenti strumenti e piste di lavoro coinvolgenti e capaci di suscitare interesse e mostrare nuovi modi di leggere i testi.
Riteniamo necessario dunque sostenere la ricerca sulla didattica e proporre nuovi strumenti per affrontare la lettura non solo dei Promessi Sposi ma di tutti i classici, comprese le scritture femminili, che andrebbero maggiormente considerate; su questo aspetto e su un’articolazione anche metodologica dello studio letterario tra biennio e triennio sono necessarie indicazioni precise per i docenti. Privilegiare esclusivamente le inclinazioni degli studenti è una soluzione illusoria che non risolve il problema dell’approccio alla letteratura: ne disattende la funzione di esperienza conoscitiva straniante e finisce inoltre per accentuare le differenze sociali e territoriali: i classici in questo quadro diventeranno appannaggio solo di alcune scuole particolarmente privilegiate. L’auspicio è che le novità positive delle NIN si calino nella realtà scolastica attraverso un’interlocuzione con le scuole e con i docenti, dalle quali emergano soluzioni concrete, rispettose della funzione strategica e formativa dell’insegnamento della
lingua e della letteratura, la cui profonda integrazione nella didattica viene inspiegabilmente tralasciata.