(Ir)raggiungibile. Altri mondi nella letteratura, nel teatro nel cinema

Convegno dottorandi Unipv (dicembre 2020)

Il 20 luglio 1969 l’equipaggio dell’Apollo 11 sbarcò sulla luna: l’impresa, seguita in diretta televisiva da circa 900 milioni di persone, ebbe un impatto enorme e diede il via al sogno spaziale. La luna, gli altri pianeti, l’universo sembravano per la prima volta più vicini e raggiungibili.

L’entusiasmo, però, ebbe vita breve e dovette ridimensionarsi dopo poco meno di un anno, il 13 aprile 1970, quando l’esplosione di un serbatoio d’ossigeno costrinse la navicella Apollo 13 a un pericoloso ritorno sulla Terra. Lo spazio era riuscito a recuperare, almeno in parte, quell’alone di mistero e di inviolabilità che l’aveva da sempre caratterizzato. Ancora oggi il messaggio «Houston, we’ve had a problem» assurge a simbolo emblematico dei limiti umani di fronte all’universo, e quindi di fronte a tutto ciò che è “altro”, lontano e inesplorabile.

In occasione del cinquantenario della missione Apollo 13, i dottorandi di Filologia moderna dell’Università di Pavia propongono un convegno dedicato al tema del rapporto dell’uomo con l’altrove, con l’irraggiungibile, e alla sua rappresentabilità. Partendo dall’immagine classica della luna – da sempre oggetto di rappresentazione in tutte le arti – ci si propone di ampliare la riflessione ai modi in cui l’uomo ha cercato di riprodurre e descrivere mondi altri, declinandoli in chiave utopica, distopica, ucronica e fantastica. Queste categorie hanno da sempre caratterizzato le modalità di narrazione del lontano e del diverso: si pensi, ad esempio, alla patina fantastica delle mirabilia nei racconti di viaggio del Medioevo latino e volgare, o alle ambientazioni magiche di molta narrativa romanza, indagate, tra gli altri, da Alberto Varvaro (Il fantastico nella letteratura medievale, 2016) e da Cesare Segre (si veda almeno la sezione I mondi altri, in Opera critica, 2014). Il tema del “lontano” risulta centrale anche nelle riflessioni dei letterati del ’400 e del ’500, quando, in seguito alle esplorazioni e alle scoperte geografiche e scientifiche, i confini dello scibile sembrano allargarsi, e con essi le potenzialità dell’uomo: questo ampliamento degli scenari narrabili e l’interesse verso ciò che appariva irraggiungibile hanno caratterizzato le opere di Boiardo, Ariosto, Tasso, e non solo. Per tutta l’epoca moderna questi temi hanno continuato ad affascinare i letterati della penisola, che, allineandosi o discostandosi da ciò che era consentito dai limiti epistemologici del loro tempo, si sono avvicinati a queste tematiche anche da un punto di vista scientifico e filosofico (si pensi alle riflessioni di Galileo), senza mai dimenticarne la declinazione in poesia, spazio in cui – per citare l’esempio più noto – la luna, ormai ipostatizzata e direttamente interrogabile, sarà resa protagonista dalle celebri apostrofi leopardiane. Nel Novecento, poi, l’innovazione tecnologica ha quasi forzato l’uomo a confrontarsi con l’altro, il diverso, il futuro, in un rapporto sempre mutevole. Proprio questa complessità è stata ispiratrice feconda per autori come Bontempelli, Savinio, Landolfi, Calvino, Buzzati e altri che, attingendo da un bagaglio immaginativo sempre più vasto, hanno aperto le loro opere a mondi paralleli estrosi e surreali. E infine, dal fascino del raccontare l’altrove, la nascita della fantascienza, genere che ha trovato una sua diffusione e canonizzazione in Italia grazie a studi come quello di Lino Aldani (Il fantascientifico, 1962) o alla raccolta antologica curata da Sergio Solmi e Carlo Fruttero (Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienza, 1959).

Alla grande fioritura di queste tematiche da un punto di vista letterario, si accostano da sempre le arti visivo-performative, e in particolare l’esperienza cinematografica, che sempre ha avuto nella fantascienza, nella rappresentazione di realtà altre, uno dei suoi punti di forza (basti pensare che uno dei primi esperimenti cinematografici è Le Voyage dans la lune, 1902). Se poi il primato del cinema fantascientifico spetta senz’altro al colosso americano (si pensi solo alla saga di Star Wars, 1977-, o a pietre miliari come 2001: Odissea nello Spazio, 1968, o Il pianeta delle scimmie, 1968), anche nella cinematografia nostrana non sono mancate le esperienze in questo senso, con una fioritura soprattutto negli anni ’50-’60 (Omicron, Gregoretti 1963; L’ultimo uomo della Terra, Ragona 1964), e un ritorno in auge nell’ultimo decennio, attraverso pellicole assai apprezzate dalla critica (L’arrivo di Wang, Manetti 2011; Lo chiamavano Jeeg Robot, Mainetti 2015).

Si suggeriscono, quindi, i seguenti spunti di indagine:

gli altri mondi in letteratura: riflessione, studio ed esemplificazione delle rappresentazioni autoriali di altre realtà possibili (lontane, fantastiche, parallele, oniriche) nella letteratura italiana dalle origini alla contemporaneità; studio della lingua, dello stile, delle forme di opere della letteratura italiana che, dalle origini alla contemporaneità, si sono focalizzate sul tema del viaggio in mondi altri, anche in senso lato (ad es. viaggi verso terre inesplorate, resoconti di scoperte geografiche, etc.); temi, tòpoi e personaggi riconducibili al genere fantastico – nelle sue molteplici accezioni – nelle opere della letteratura italiana dalle origini alla contemporaneità; riflessione sul rapporto tra letteratura e indagine scientifica dei “mondi altri” (astronomia, astrofisica etc.), in particolare dal Seicento all’età contemporanea; il concetto di “meraviglioso” e le sue declinazioni nella letteratura italiana, con attenzione particolare al dibattito teorico cinquecentesco; studio della lingua, dello stile, delle forme di opere che appartengono alla letteratura fantascientifica, utopica, distopica, ucronica; studio dell’architettura, dell’intreccio, dei contenuti, dei personaggi di opere visivo-performative di matrice italiana riconducibili al genere fantastico e fantascientifico.

Il convegno, finanziato grazie ai fondi ANVUR “Dipartimenti di eccellenza (2018-2022)”, rappresenta il terzo appuntamento dell’ormai consolidata serie di conferenze di dottorandi e giovani ricercatori organizzate dal Dottorato in Filologia moderna dell’università di Pavia; il convegno è previsto per dicembre 2020, e sarà presumibilmente diviso su due giornate, introdotte ciascuna da un keynote speech, presso le aule storiche dell’Università degli Studi di Pavia.

[N.B. Qualora il prolungarsi dell’emergenza sanitaria non permettesse lo svolgimento nelle date previste, il convegno sarà rimandato presumibilmente ad aprile 2021].

Invitiamo cordialmente dottorandi e giovani ricercatori a partecipare con un intervento originale e inedito di circa 20 minuti. Gli interessati sono pregati di inviare un abstract di non più di 300 parole e una breve nota bio-bibliografica (nome, cognome, affiliazione accademica, contatti) a dottorandi.fm@unipv.it, entro e non oltre il 15 luglio 2020. Le proposte verranno valutate e selezionate indicativamente entro la fine di luglio. È prevista la pubblicazione degli atti.

Comitato organizzativo:

Docenti: Giuseppe Antonelli, Pietro Benzoni, Alberto Conte, Federico Francucci, Federica Villa, Mirko Volpi.

Dottorandi: Davide Cioffrese, Matteo Massari, Cristina Teresa Penna, Enrico Sinno, Irene Soldati.

Back to top