Intersecting Epistemologies: Literature and Scientific Knowledge in the Late Nineteenth Century
Epistemologie incrociate: intersezioni tra letteratura e saperi scientifici nel secondo Ottocento
CFP rivista «Aura»
Scadenza: 30 giugno 2026 Termine per la consegna del saggio: 30 dicembre 2026
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Aura valuterà saggi da 30.000 a 50.000 battute che con specifiche metodologie interpretino testi rilevanti per l’oggetto di ricerca (vd. infra). Le proposte, in italiano, inglese, francese o spagnolo, devono includere un abstract di massimo 1000 caratteri, una bibliografia preliminare e una breve nota bio-bibliografica. Dovranno essere inviate entro il 30 giugno 2026 al seguente indirizzo e-mail: aurarivista@gmail.com. Le proposte saranno valutate dal comitato della rivista in base ad attinenza e originalità del tema. In caso di accettazione, gli articoli completi, in italiano, inglese, francese o spagnolo, dovranno essere inviati entro il 30 dicembre 2026. Saranno valutati attraverso un processo di revisione e, in caso di parere favorevole, pubblicati in un numero monografico. Per la redazione dei contributi gli autori dovranno seguire le norme editoriali presenti sul sito di Aura.
Il prossimo numero monotematico di Aura intende approfondire il rapporto complesso che si instaura tra la produzione letteraria e la ricerca scientifica nel secondo Ottocento, con un focus sulle intersezioni epistemologiche che si producono tra questi due campi del sapere. Nel corso del tempo la critica, letteraria e non (LANDUCCI 1977, URBINATI 1990, BOFFI, MARINO E MARINO 2012), ha messo bene in evidenza quanto le discipline scientifiche abbiano potuto influenzare la teoria e la prassi della scrittura narrativa; tuttavia, lungi dall’aver esaurito il tema, in un momento storico segnato da una crescente delegittimazione pubblica e politica delle discipline umanistiche, la critica sembra oggi chiamata a rispondere a nuovi interrogativi e a integrare prospettive di ricerca che muovono da diversi presupposti teorico-ideologici. A ben vedere, infatti, la scelta degli scrittori di adottare metodi e strumenti del positivismo per rinnovare la propria poetica sembra prefigurare, in qualche modo, la crisi che si apre nel rapporto tra gli uomini di lettere e la società in seguito a interpretazioni parziali del postmodernismo. Senza spingere troppo avanti il paragone, il numero intende esplorare la produttività e le ambivalenze ideologiche del dialogo tra questi due ambiti del sapere; un’interazione che consenta di leggere il lungo Ottocento (HOBSBAWM 1962-1987) – un secolo ebbro del mito di progresso – alla luce delle sue specificità fatte di conquiste (BIANCHINI 1988, VALISA 2011 E 2021), ma anche di tante ombre (LOMBROSO 1876, SALVADORI 1960, DA PASSANO 2004, CHIARELLI 2010), che nelle peggiori delle ipotesi si traducono in drammatico sprone per politiche colonialiste e imperialiste (SAID 1993). Dinanzi a tale scenario controverso, diverse sono le questioni che chiamano direttamente in causa la postura intellettuale degli scrittori: è legittimo ipotizzare che senza la ricezione e la rielaborazione letterarie e più specificamente narrative, la scienza avrebbe avuto lo stesso impatto sulla società? O la scienza si è legittimata anche attraverso la letteratura? Questi interrogativi di carattere generale portano con sé una lunga serie di considerazioni, per niente marginali. Più specificamente: aver garantito visibilità e risonanza alle conquiste medico-scientifiche nel dibattito culturale contemporaneo (GRIGNANI E MAZZARELLO 2020), se da un lato sembra aver comportato un progressivo indebolimento della posizione epistemologica degli uomini di lettere, dall’altro l’integrazione dei discorsi scientifici può essere letta come un tentativo di riaffermare il valore della letteratura attraverso una sintesi che, pur accogliendo elementi scientifici, resta fondata sulla superiorità epistemica della conoscenza umanistica. Un punto di osservazione privilegiato sulla questione potrebbe essere dato dalle posizioni assunte dalla scuola storica, che ha promosso la nascita della filologia come scienza umanistica e, al tempo stesso, come strumento di legittimazione culturale ed epistemica (SBERLATI 2011).
Linee di ricerca
Mettendo ulteriormente a fuoco la questione, si può ipotizzare una duplice crisi di legittimazione della figura del letterato: 1) sul piano politico-culturale, con la centralizzazione del potere statale che mette in discussione il mandato risorgimentale; 2) sul piano epistemologico, con l’affermarsi della cultura positivista, e, più in generale, dello scientismo, che ridimensionano il ruolo e l’autorevolezza della tradizione letteraria. Negli ultimi decenni dell’Ottocento, in seguito alla cesura storica piuttosto netta contraddistinta dal raggiungimento dell’unità nazionale prima e dalle altrettanto significative sconfitte di Custoza e Lissa poi, gli scrittori italiani avvertono la necessità di distanziarsi dalle tematiche romantico- risorgimentali per ricollocarsi nella società. In virtù di questa esigenza, il confine tra letteratura e scienza diventa progressivamente sempre più poroso, ragion per cui la narrativa, la poesia, il teatro, la saggistica si confrontano con l’orizzonte epistemologico aperto dalla modernità positivista (MADRIGNANI 1978, PELLINI 2016). Subentrano campi di riflessione nuovi, come l’eugenismo, altri vanno incontro a un rinnovato interesse, come l’isterismo femminile, rappresentata in Paolina di Tarchetti (TATEO 1991) e in Profumo e Giacinta di Capuana o in Madonna di fuoco e Madonna di neve di Faldella. Le figure di medici e uomini di scienza sono sempre più presenti in letteratura (tra le figure simbolo della scienza si pensi al Daniele Cortis di Fogazzaro o al dottor Maggioli del Decameroncino di Capuana); mentre veri e propri oggetti d’indagine e di rappresentazione diventano il corpo nelle sue componenti biologiche, la passione amorosa nella sua dimensione fisiologica, i concetti darwiniani di ereditarietà ed evoluzione, o la malattia, intesa anche come devianza mentale e morale (CARNERO 2011, CORRADI 2016, DE LUCA 2019, CAMILLETTI 2022), come dimostra ancora l’opera letteraria di D’Annunzio. Oltre a Darwin e Charcot, si affermano nel panorama nazionale figure come Lombroso, Herzen, Mantegazza, grazie alle quali il discorso si può estendere all’antropologia e all’etnologia, arrivando fino agli studi di Pitrè (CASTELLANA 2022). Inoltre, anche la trattazione narrativa di fenomeni come il mesmerismo, il sonnambulismo, l’ipnosi o di altre suggestioni provenienti dall’area medica potrebbe avere avuto una circolazione in più aree della penisola, non limitata ai nomi più noti di Capuana, Di Giacomo o Tarchetti (FRIGAU MANNING 2021), autore di racconti fantastici ma anche di un romanzo come Una nobile follia, un unicum nella cornice socio-letteraria dell’epoca. Per quanto riguarda Lombroso, è interessante notare che c’è un legame molto stretto tra le idee del Dossi della Colonia felice e le teorie lombrosiane sulla figura del criminale/delinquente (PISTELLI 2006, BERRÈ 2015); e non mancano nelle Note azzurre dei riferimenti che evidenziano una ricezione puntuale di diversi concetti darwiniani. Oltre allo scapigliato lombardo, con il romanzo d’anticipazione L’anno 3000 pure l’antropologo Paolo Mantegazza, per esempio, dimostra di aver assimilato i principali concetti darwiniani, riflettendo a sua volta sull’evoluzione e sulle speranze riposte nella scienza nel corso del secolo. Una possibile linea di ricerca potrebbe esplorare le modalità con cui la cultura positivista abbia influenzato la rappresentazione letteraria del futuro nella seconda metà dell’Ottocento. Nonostante l’entusiasmo dell’epoca per le conquiste della modernità, certe rappresentazioni letterarie del futuro e “storie future” – o proto-fantascienza (SAVOIA 2023) –, riflettono tanto il contesto storico quanto le idee politiche e le angosce del tempo, proponendo perfino visioni apocalittiche dell’avvenire (IOZZA 2023). Tale produzione letteraria testimonia quindi una crisi, che si manifesta nei termini di una crescente sfiducia non solo nel progresso sociale – per lungo tempo promesso all’Italia da numerosi scrittori – ma anche nel positivismo stesso e nei nuovi saperi scientifici che avevano alimentato le speranze del secolo, ormai a loro volta frequentemente oggetto di uno sguardo critico. Questa panoramica porta a diverse valutazioni: se è indiscutibile che la letteratura si nutra dei nuovi stimoli offerti dalla scienza; però è altrettanto vero che discipline, quali la medicina, l’antropologia, l’etnografia, la criminologia e le forme emergenti della pseudoscienza, attingano a registri letterari per veicolare su larga scala i propri saperi. In definitiva, questo numero tematico non intende chiudersi in una lettura politica del rapporto tra scienza e letteratura, ma si propone di esplorare il dialogo tra queste due forme di sapere in maniera quanto più ampia possibile, con eventuali aperture europee o, più in generale, transnazionali, focalizzandosi sul periodo grosso modo compreso tra il 1860 e il 1900. Tra le possibili declinazioni dell’indagine, un’attenzione particolare potrebbe essere riservata al ruolo svolto da giornali e periodici (siano essi letterari, scientifici, divulgativi o ibridi), come luoghi privilegiati di circolazione e contaminazione culturale (BIGAZZI 1969, RAGONE 1999, PIAZZA 2018).
Si propongono di seguito più sinteticamente delle possibili linee di ricerca su campi specifici, ma non vincolanti:
- Rappresentazioni letterarie di conquiste o teorie della medicina, della malattia, del nuovo rapporto che si instaura tra medico e paziente;
- Come la figura dello scienziato e del “metodo sperimentale”, dal modello zoliano in poi, influenzi la narrativa ottocentesca, anche in riferimento alle nuove indagini antropologiche;
- Rapporto tra etnografia e letteratura; la funzione svolta dall’esotismo per nuove costruzioni ideologiche;
- L’influsso delle teorie di Lombroso per lo sviluppo di romanzi che affrontano temi cari alla criminologia, all’eugenetica o allo spiritismo;
- La funzione dei periodici che si pongono al crocevia tra saperi umanistici e scientifici;
- Riscritture e parodie della scienza nei generi popolari, bozzetti e romanzo feuilleton;
- Esplosione di nuovi generi che puntano sul legame con la scienza: la fantascienza, il giallo, il racconto fantastico di area scapigliata;
- Un focus sul rapporto tra la scrittura femminile e le scienze: se la scienza consente di approfondire concetti legati all’agency o all’esclusione; la partecipazione delle scrittrici a progetti editoriali marcati in chiave positivista;
- Esempi di traduzioni e divulgazione scientifica nei contesti letterari;
- Nascita della filologia come scienza nell’ambito della scuola storica;
- Si accolgono proposte da ambiti diversi per favorire un approccio interdisciplinare e multidisciplinare; pertanto accanto a studi letterari si accettano contributi di storia della scienza, media studies, studi culturali, ecc.